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  • Comunità dell'Eremo

È finito il pane o si è chiuso il cuore?

Aggiornamento: 12 feb


Dal Vangelo secondo Marco

Mc 8,1-10


In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».

Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.

Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.

Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

 

L’episodio della seconda moltiplicazione dei pani si svolge in terra pagana e ha molti elementi in comune con la prima (Mc 6,34-44), che sarebbe utile rileggere. Vedi LINK.


Oggi con voi vorrei condividere l’immagine delle sette sporte di pane che avanzano e che la gente – quattromila persone! – portano via dopo aver mangiato a sazietà: “Mangiarono a sazietà e portarono via sette sporte piene di avanzi. Erano circa quattromila. Poi li congedò”.


Innanzi tutto, chi sono i “circa quattromila”? Per buona parte sono quei “cagnolini” – i pagani – che “sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”, come aveva detto argutamente la donna siro-fenicia a Gesù, lasciando intendere che “c’è pane per tutti” (Vedi LINK).

E ora Gesù, dopo il dialogo con questa donna, dilatando oltre i confini d’Israele la sua missione e la sua compassione, spezza “in un deserto” i sette pani dei discepoli – sette nel mondo semitico indica la totalità, la completezza – e li rimette nelle loro mani “perché li distribuissero”. In questa doppia staffetta, dalle mani dei discepoli a quelle del Signore e viceversa, si genera una tale abbondanza di bene che, sfamata la folla, sono ancora sette, non i pani ma addirittura le sporte piene di avanzi, che portano via.


Se metti davvero tutto te stesso, in totalità e completezza, nelle mani di Dio è questo che capita: tu ti sazi nel dono di te stesso – c’è gioia nel dare! – e gli altri si saziano del tuo dono perché la gratuità generosa riempie il cuore, sempre.


E i pezzi avanzati?

Ecco, direi che in quelle sporte c’è una dimensione di universalità che cavalca lo spazio e il tempo. Quel pane continua a sfamare tutti, fino a noi oggi e, al contempo, ci stimola a distribuirlo agli altri, a tutti, anche oggi. Eppure oggi più di 800 milioni di persone soffrono la fame! Mi chiedo: sono finiti gli “avanzi” o si è chiuso il nostro cuore?


E parlo non solo di pane perché da condividere c’è anche il cibo dell’affetto, del proprio tempo, dell’intelligenza messa a servizio degli altri, di relazioni che promuovono in reciprocità il bene di tutti.

Sarà che il deserto in cui anche oggi viviamo ci sta inaridendo il cuore fino a chiuderlo negli spazi angusti del più gretto egoismo? Non so. Ognuno si esponga a questa Parola, faccia chiarezza e abbia il coraggio di accogliere dalle mani di Dio i doni ricevuti per offrirli con magnanimità e senza paura.

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