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Venite a me


Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

Oggi è la festa di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e compatrona d’Europa. Mi sembra quanto mai necessario, proprio oggi, ricordare questa donna – una mistica! – analfabeta, che divenne consigliera di principi e papi, anzi “rude ammonitrice di Pontefici e di re”, come scrisse un suo biografo.


Intuirete certamente che in questo amarissimo frangente della nostra storia abbiamo bisogno di attingere alla parresia di questa donna per saper dire con affetto e con rispetto "parole di fuoco", fuoco di Spirito Santo, a coloro a cui è stato affidato il timone della storia. Un timone affidato non certo per distruggere ma per custodire, non per dominare ma per servire.

Anzi forse, più che di parole da dire, abbiamo bisogno di una convinzione da sostenere e di una testimonianza da dare.


Il Vangelo di oggi ci aiuta a focalizzare il senso stesso del nostro essere e agire non solo come cristiani ma anche come cittadini del mondo. E sottolineo “del mondo” perché in troppi luoghi di questa nostra amata terra i confini tracciati dagli uomini, talora in modo improvvido, e poi ripetutamente minacciati, stanno innescando una serie infinita di conflitti.


Non possiamo più tacere né chiuderci negli spazi angusti dei nostri interessi per coltivare soltanto l’orto di casa. Se un futuro potrà ancora esserci, dipenderà dalla nostra ferma volontà di tessere i fili delicatissimi della pace, cercando attraverso la via buona del Vangelo di raggiungere l’unica meta possibile: la convivenza fraterna tra popoli diversi e uomini uguali.


Dio – dice oggi Gesù nella sua preghiera di lode – è “Signore del cielo e della terra”. Non di una sola nazione, non di una sola fetta di cristiani, non di una cerchia ristretta di uomini da lui benedetti e abbracciati in alleanza perenne. Spogliamoci dunque dalla pretesa che Dio sia dalla nostra parte e rivestiamoci della tunica indivisa di Cristo ricorrendo alla sapienza che scaturisce dalla piccolezza evangelica.


Sapienti e dotti di questo mondo – lo stiamo vedendo – hanno fallito!

Dall’alto delle loro pretese, quasi fossero i supplenti di Dio, hanno sparso la zizzania della confusione facendo germogliare solo odio e violenza.


Agli oppressi di questo nostro tempo invece, a chi ormai è piegato dalla stanchezza, prosciugato dal dolore e derubato della giustizia, Gesù ha ancora una parola da dire, una consolazione da dare: “Venite a me, prendete il mio giogo, imparate da me”.

Certo, una linea sottilissima sembra separare questo invito del Signore dalla legittima necessità di vivere e sopravvivere con dignità, ma non è così. Anzi, tutt’altro! Gesù non parla né di vincitori né di vinti e non ammette né gli uni né gli altri perché la logica del Vangelo è ben altra e non si riduce certo ad un manuale di guerra o alla semplice firma di un armistizio precario.


“Venite a me, prendete il mio giogo, imparate da me” è piuttosto un invito a sperare quando non vediamo più luce, un ristoro quando siamo sfiniti, un sollievo quando gli altri, tra indifferenza e sopruso, c’impongono un giogo insopportabile.

Con un impegno concreto però, che è affidato alle nostre mani e al nostro cuore: la speranza va concretamente alimentata, il ristoro dato, il sollievo offerto, il sopruso denunciato, l’indifferenza bandita.


“Venite a me, prendete il mio giogo, imparate da me” – ormai è chiaro – è una dichiarazione di alleanza e di missione che Dio sugella con i piccoli del Vangelo che si affidano a Lui. E Lui, che è fedele sempre, rovescerà i potenti dai troni e innalzerà gli umili. Lo ha fatto e lo farà ancora.


Anche i dotti e i sapienti, per quanto forti si sentano, non sono eterni.

Ridestiamoci dunque a ciò che siamo davvero: figli di Dio e fratelli tra noi!


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