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  • Comunità dell'Eremo

“Un fuoco e un battesimo”


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

"Pensate che sia apparso a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione."

In bocca a Gesù queste parole sembrano proprio una caduta stile, una di quelle cose che non ti aspetti dal “Principe della pace” (Is 9,5). Non solo: come la mettiamo, poi, con quanto dirà più tardi ai discepoli: "vi lascio la mia pace, vi dono la mia pace" (Gv 14,27)?

Bisogna fare chiarezza.


Siamo onesti: a volte nelle nostre case c'è una pace che puzza di compromesso e galleggia nel calcolo: sta lì al chiuso, imbrigliata nel mutismo di dialoghi spezzati e questioni irrisolte che rendono l'aria viziata e il clima pesante. Sembra che lì la fede vada continuamente in apnea, soffocata dall'anidride carbonica che fuoriesce dalla nostra incoerenza.

Più realisticamente, questa sorta di pace artificiale è una rassegnata tattica di sopravvivenza perché serve solo a smorzare i dissidi, ma non a sradicare le ostilità che s'annidano in cuore. A fatica si tengono in piedi i rapporti, giocando al ribasso senza grandi speranze, fisicamente ancora vicini, ma ormai distanti anni luce l'uno dall'altro.


Cos’è che manca? Non possiamo generalizzare, e semplificare è sempre riduttivo. Dico solo che, se in una famiglia qualcuno vive lontano da Dio e non cerca ciò che Lui vuole, prima o poi si creano sacche di incompatibilità che dividono e si rischia di convivere da estranei sotto lo stesso tetto. A quel punto la pace è ridotta a facciata e fredda apparenza. O perlomeno è solo un semplice andare d’accordo, ben lontano dallo spendersi insieme per gli stessi ideali.


È questa la pace contraffatta a cui si riferisce Gesù nel Vangelo. E questa situazione – ormai è chiaro, ma lo ribadisco! – ristagna se Lui non è tra noi e se la Sua Parola non è la leva che rilancia ogni giorno i nostri rapporti.


Che fare, dunque, che dire, che pensare?

Quando le cose si mettono così, bisogna lasciarsi raggiungere e purificare dal fuoco, anche scottandosi: ci sono divisioni inevitabili e ben vengano perché mettono a nudo la fragile consistenza di certe relazioni anoressiche nate da affetti malnutriti di fede, lì dove Gesù non sta al centro. Questo fuoco è la Parola del Vangelo, è lo Spirito Santo che piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido e drizza ciò che è sviato.

Sì, la pace viene dal fuoco!


E con la terapia del fuoco, un battesimo, qui inteso innanzi tutto come immersione profonda nella morte di Gesù, assumendone totalmente il dolore e la speranza, perché ciò che fa scendere in basso sarà anche ciò che ci innalzerà nella gloria!

Un fuoco e un battesimo: questo oggi chiediamo al Signore.

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