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  • Comunità dell'Eremo

“Tiriamo fuori dalle tasche tutte le monetine”


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 21,1-4

In quel tempo, Gesù alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.

Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Sono passate solo due settimane dalla domenica in cui la liturgia ci aveva proposto il brano della vedova che getta due monetine nel tesoro del tempio. Era il Vangelo di Marco (se vuoi leggere il commento: https://www.piccoloeremodellequerce.org/post/ha-dato-tutto-quello-che-aveva).

Oggi ce parla anche Luca, che è più stringato nel suo racconto e ci fornisce meno dettagli. Ma ce n’è uno posto all’inizio che vale la pena di mettere a fuoco: è lo sguardo di Gesù. Dice il testo: “alzàti gli occhi, vide”.


Molto spesso Gesù “alza gli occhi”: lo fa per pregare, alzandoli al cielo; lo fa per benedire pane e vino durante la cena pasquale e certamente l’avrà fatto, chino ai piedi dei discepoli, durante la lavanda dei piedi. Ma – non ci sembri strano! – lo fa anche dinanzi alle folle che venivano da lui e persino dinanzi ai discepoli sul monte delle beatitudini. Lì ti saresti aspettato che dall’alto della sua posizione, lui, lo sguardo lo dovesse volgere verso il basso, per fissare i volti dei suoi ascoltatori mentre diceva “beati voi”. E invece no.


Sembra quasi che Gesù voglia abituarci ad uno stile ben preciso: guardare sempre dal basso verso l’alto, e mai viceversa, non solo quando stai dinanzi agli amici e a chi ti sostiene. E non solo per umiltà.

È come se dicesse: io fisso la terra della tua povertà, me ne faccio carico; io stesso la sperimento nella mia umanità e, sebbene non sia intaccato dal male, me ne sento avvolto perché tu non percepisca la tua condizione come estrema e definitiva lontananza da Dio. Sì, la polvere della tua fragilità non mi scandalizza, anzi scrivo per terra parole misteriose di accoglienza e perdono mentre faccio cadere le pietre dalle mani di coloro che, credendosi migliori degli altri, pensano di poter giudicare e condannare.


Gesù sa di dover ricondurre su strade di vita un’umanità sorpresa in flagrante adulterio, capace di prostituirsi persino alle ricchezze offrendo a Dio solo il superfluo, come qui nel tempio, a Gerusalemme. E per farlo, oggi ci lascia contemplare il volto rugato di una vedova povera che ha compreso, col cuore e senza nulla ostentare, che “il regno di Dio – come diceva Papa Gregorio Magno – non ha prezzo; vale tutto ciò che si possiede”.


La vedova, povera ma ricca di cuore, questo prezzo l’ha pagato fino all’ultimo spicciolo gettando “tutto quello che aveva per vivere”. E ora la sua ingenuità di donna semplice e indifesa, com’era agli occhi di tutti, sale in cattedra per insegnare coi fatti cosa sia e cosa esiga una fede autentica.

In questo caso gli occhi di Gesù alzati verso di lei sono fari puntati che mettono in luce il volto schietto del discepolo fedele. Occhi come fari potenti che fanno chiarezza sui nostri percorsi, perennemente giocati nel chiaroscuro di alti desideri e comportamenti sbagliati.


Un silenzioso rimprovero, dunque. E non conviene turarsi le orecchie e far finta di niente. La posta in gioco è altissima: il regno di Dio. Dentro o fuori. Pro o contro. Non ci sono sfumature di grigio in cui restare sospesi rinunciando a segnare i confini netti delle nostre scelte di vita. Non c’è spazio neanche per le altalene su cui oscillare sognanti tra un sì e no che continuamente rimandiamo. Figuriamoci poi se si possa fare come i gamberi retrocedendo vilmente sugli impegni presi e le scelte fatte.

Nella nostra miseria, tiriamo fuori dalle tasche tutte le monetine.

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