strisciablog.jpg

Per guardare la vita dall'alto

e vedere il mondo con gli occhi di Dio

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

leggi | rifletti | prega | agisci

VUOI RICEVERE IL COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO SU WHATSAPP?

icona-whatsapp-300x300.png
civetta_edited.png
Se vuoi ricevere il post quotidiano della Parola del giorno su WhatsApp, compila questo modulo. Ti inseriremo nella bacheca "La Parola del giorno" da cui potrai scaricare il link.

Il tuo modulo è stato inviato!

Cerca
  • Comunità dell'Eremo

L’open space dello Spirito Santo


DOMENICA DI PENTECOSTE


Dagli Atti degli Apostoli

At 2,1-11


Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

 

E dire che un tempo “tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole” (Gen 11,1). Poi abbiamo deciso di costruire una torre per toccare il cielo e farci un nome, nella nostra Babele, emblema di vita e di scelte disconnesse da Dio.

Abbiamo cominciato così a cuocere mattoni al fuoco del nostro egoismo e ci siamo dispersi, smantellando libertà e fratellanza. Volevamo toccare il cielo con un dito per essere come Dio, per costringerlo al nostro livello, ma via via abbiamo finito per far guerra persino a noi stessi e a dichiararci indipendenti da Lui, banalmente compiaciuti nell’ombelico del nostro orgoglio e accecati da una smisurata ambizione. Non più l’uno per l’altro, ma l’uno contro l’altro. E sempre più tristemente soli.

Che poi il Signore abbia scritto dritto sulle righe storte delle nostre scelte è cosa che non ci sorprende: come poteva rassegnarsi a vederci perennemente come Caino e Abele, invidiosi l’uno dell’altro, scontenti d’essere ‘uno’, fratelli, famiglia, amici? Lui sapeva bene che il problema non era la diversità tra noi – non lo è mai stato! – ma l’intolleranza e il rifiuto dell’altro, rigettato come un intruso.


Ecco allora la grande trovata di Dio: sia Pentecoste, venga lo Spirito Santo, su cui si fonda l’uguale dignità dei credenti e la loro unità nella diversità dei doni!


Fa rumore lo Spirito Santo, Consolatore e Avvocato. Ed è rumore di vento, crepitio di fuoco che infiamma e cauterizza la nostra Babele ancora risucchiata dal caos, disordinata e divisa.


Il fragore dello Spirito ti entra in casa, nel cuore, in modo improvviso. Ed è Lui che costruisce la Chiesa.

Ma c’è un ‘se’: Lui entra se in casa ci vivi, nonostante la fatica di capirsi con gli altri; se lì con gli altri aspetti con fiducia che la promessa di Gesù - «Verrà il Paraclito, che io manderò dal Padre» (Gv 15,26) – si compia, al di là delle crepe che si sono create tra noi a causa della nostra insipienza. Lui entra se smetti di pensare solo a te stessa/o e a decidere tutto da sola/o; se non ti ostini a fare il buono e il cattivo tempo, seminando malumori e scontenti.


Sì, se stai lì, a casa con gli altri, lo Spirito Santo, entrando, fa crollare i separè dei silenzi e dei mugugni che ci fanno convivere da estranei, talvolta persino da nemici.

Rimanere lì in casa, insieme, è dunque condizione essenziale perché lo Spirito irrompa e crei degli open space di dialogo sincero e comunione profonda.


Facciamoci trovare, usciamo da noi stessi, perché è cammin facendo che lo Spirito Santo mette pace e unità lì dove ci sono focolai di incomprensione e divisione. È cammin facendo che “l’unità cresce nella condivisione, passo dopo passo, nella comune disponibilità ad accogliere le gioie e le fatiche del viaggio, nelle sorprese che nascono lungo il percorso”, come ha detto ieri Papa Francesco ai giovani preti e monaci delle Chiese ortodosse orientali.

Siamo “una carovana di fratelli”. Lasciamo che lo Spirito, strada facendo, c’insegni a ritmare il passo facendo comunione perché nessuno resti indietro e nessuno rinunci alla sfida del cammino.

La sua presenza, che consola e difende dal Maligno, si offre a noi come consiglio, fortezza, intelletto, pietà, sapienza, scienza e timor di Dio. E nel farlo ci abilita a parlare la lingua della carità. Una lingua che ha un vocabolario semplice, ma coloratissimo: poche parole, chiare, limpide, che raccolgono come in un cesto l’abbondanza dei suoi frutti: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Galati 5, 22-23).

320 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

Accogliervi

Lo sposo