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"Dov'è tuo padre?"


Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 8,12-20


In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».

Gli dissero allora: «Dov'è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

 

Ad ascoltare Gesù nel tempio, oltre ai farisei, c’è molta gente convenuta per la festa delle Capanne. Di costoro si darà a breve che “molti credettero in lui” (v.30).

Interloquendo con loro a ritmo serrato, Gesù dice di sé: “Io sono la luce del mondo”, luce che rischiara, riscalda e illumina senza abbagliare. E ribandendo continua: “Voi non sapete, voi giudicate, voi non conoscete” questa luce, lasciando intendere che, privi di questa luce, si cammina a tentoni vagando senza meta nel buio esistenziale. Parole forti, che scuotono e rimbalzano al cuore per renderci avvertiti che c’è un’oscurità della vita dentro la quale possiamo sprofondare se perdiamo di vista il Signore e se lasciamo spegnare dentro di noi il desiderio di incontrarlo e di camminare alla Sua luce.


Cos’è che più m’interpella di questo suo estremo tentativo di ripescarci dai chiaroscuri della nostra vita poco illuminata dalla sua presenza? Forse quasi a singhiozzo emergono alcune domande mentre cerco di capire dove vogliano condurci concretamente queste sue salutari provocazioni:


“Non sapete da dove vengo o dove vado” dice Gesù.

Chissà... può dire questo anche riferendosi a me? E io stessa so chi sono, da dove vengo e dove vado? Non sarà che questa nostra vita consumata di corsa e risucchiata dalle 'necessità' di tutti i giorni ci stia in parte distogliendo dalla consapevolezza delle nostre radici più profonde che sfiorano e si perdono nella vita stessa di Dio?


“Dov’è tuo padre?” – chiedono a Gesù.

E se oggi lo chiedessero a me cosa risponderei? Mi percepisco davvero “figlia amata”? Come vivo la sua paternità? Ho il coraggio di alzare gli occhi verso il cielo o cammino a testa bassa vivendo da orfana lontana da Lui?


Capisco che c’è una sorta di analfabetismo spirituale da cui dobbiamo riscattarci e riemergere per assumere con maturità la nostra vocazione originaria ed essere consapevoli del nostro DNA più profondo.


“Voi non conoscete né me né il Padre mio” – dice ancora Gesù.

E un po’ mi cadono le braccia, mentre sento una grande nostalgia della sua vicinanza.


Non ci resta che vivere davvero la Pasqua e attendere la venuta dello Spirito sperando “in una cascata di grazia”, come disse Papa Francesco in un’omelia per la Pentecoste: “Dall’immenso dono d’amore che è la morte di Gesù sulla croce, è scaturita per tutta l’umanità, come un’immensa cascata di grazia, l’effusione dello Spirito Santo. Chi si immerge con fede in questo mistero di rigenerazione rinasce alla pienezza della vita filiale”.

Finalmente mi sembra d’intuire cosa ebbero in cuore quei “molti” che, sentendo parlare Gesù, “credettero in lui”: una cascata di grazia!

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