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"Non piangere!"


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 7,11-17

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.

Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.

Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

 

Nain, in ebraico, significa piacevole, delizioso. E questo villaggio della Galilea, distante 9 km da Nazareth, lo era davvero: adagiato sul pendio fertile di una montagna, tra querce rigogliose, terebinti, salici e tamerischi, sembrava il simbolo stesso della vita che germoglia e scorre nella gioia.

Stride dunque vedervi uscire un corteo funebre, e stride ancor di più che questa processione di morte accompagni il dolore di una donna già vedova che ora ha perduto anche il suo unico figlio. Dolore su dolore. Solitudine grande. Vuoto incolmabile.


Da Nain, prima o poi, si esce tutti. Non sai quando, ma sai che accadrà. E c’è stato un momento nella vita in cui tutti, dietro un feretro, ci siamo già siamo usciti, ammutoliti sotto il peso di un dolore che ha strappato dalle nostre case una persona cara privandoci della sua presenza.


Questa è la vita. E sarebbe un’inutile corsa, un ridicolo affanno se tutto finisse alle porte di Nain. Così la pensava il re della canzone, Claudio Villa, ateo, che non volle alcuna funzione religiosa per i suoi funerali e sulla cui tomba fu scritto quest’epitaffio: “Vita sei bella, morte fai schifo”.


Chi incrocia il corteo della vita guidato da Gesù, “il Signore” che entra glorioso a Naim, di certo, ha un altro sentire. Quando da soli per noi è notte, per Lui e con Lui è giorno che nasce, speranza certa, vita nuova, risurrezione: ecco il messaggio di questo Vangelo!


E a ogni madre in pianto, a quanti sono segnati dal distacco drammatico dalle persone care, dice: “Non piangere”.


Ma come si fa, come si può non farlo?

Si fa e si può in forza della fede.

“Non piangere” perché il Signore tocca la bara, tocca la tua morte, ferma i portatori che si avviano alla tomba e dice: “Alzati!”. Che non vuol dire: ti restituisco la vita di prima. Sarebbe ben poca cosa perché l’uscita da questo mondo sarebbe solo posticipata.


Dicendoti “Alzati!” vuole dirti: “Risorgi!”. Lui, il Signore – e solo il Signore può farlo, Lui che sulla morte ha vinto – ti offre la vita eterna. E tu vivi per sempre nel mondo di Dio!


Morire, se credi in Lui, è dunque annuncio di nascita, festa, banchetto di nozze eterne con il Dio della vita, come diceva il martire sant’Ignazio di Antiochia, poco prima di essere dato in pasto alle fiere: “A tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Io cerco colui che è morto per noi, voglio colui che per noi è risorto. È vicino il momento della mia nascita. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo”.

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