strisciablog.jpg

Per guardare la vita dall'alto

e vedere il mondo con gli occhi di Dio

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

leggi | rifletti | prega | agisci

VUOI RICEVERE IL COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO SU WHATSAPP?

icona-whatsapp-300x300.png
civetta_edited.png
Se vuoi ricevere il post quotidiano della Parola del giorno su WhatsApp, compila questo modulo. Ti inseriremo nella bacheca "La Parola del giorno" da cui potrai scaricare il link.

Il tuo modulo è stato inviato!

Cerca
  • Comunità dell'Eremo

Mio prossimo


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

 

Animato da una nascosta ostilità, un dottore della Legge si reca da Gesù e gli pone una domanda: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Domanda profonda, ma l’intenzione è tutt’altro che sincera. Il testo sottolinea infatti che “si alzò per mettere alla prova Gesù”.

Tuttavia Gesù, dopo aver risposto alla domanda con un’altra domanda a cui il perito della Torà sembra rispondere con competenza, lo promuove a pieni voti: “Hai risposto bene”, gli dice. Come dire: sei un esperto di dottrina, la conosci bene. Ma s’affretta ad aggiungere: “fa’ questo e vivrai”. E forse sarebbe finita lì se quell’uomo, per giustificarsi, non avesse insistito ancora chiedendo quali fossero secondo Lui “i confini dell’amore”:chi è mio prossimo?”. Cioè: sono disposto ad amare Dio con tutto il cuore e il mio prossimo come me stesso, ma bisogna che si definisca bene l’identità di colui che mi è prossimo.

In effetti tra i rabbini si discuteva su chi dovesse essere considerato prossimo: alcuni ritenevano che si dovessero amare solo i figli di Abramo, gli israeliti; altri estendevano l’identità di “prossimo” anche agli stranieri che dimoravano da molto tempo nella terra d'Israele.


Gesù non risponde neanche a questa domanda. La considera superata e senza fondamento perché agli occhi di Dio non ci sono confini nell’amore, non possono esserci uomini di serie A da chiamare “prossimo” e uomini di serie B da trattare come “lontani”. O, come si dice oggi, “prima noi” e poi tutti gli altri.


La questione è un’altra: chi davvero si fa prossimo?

E per indurre l’interlocutore (e noi!) a spostare l’attenzione su questa domanda, racconta la parabola del samaritano, alla fine della quale il suo interlocutore, e noi con lui, non possiamo far altro che ammettere questo: si fa prossimo colui che si fa vicino, chi ha compassione, chi mostra coi fatti di aver assimilato la misericordia di Dio.


Che poi l’uomo che nella parabola si fa prossimo è un samaritano, alza l’asticella della provocazione. Per i giudei del tempo infatti dire «samaritano» equivaleva a dire «bastardo, rinnegato, eretico». Per Gesù no: ecco un altro confine rimosso, perché chiunque ama gli altri con gratuità e compassione, sta adorando il vero Dio, magari senza saperlo.


Oggi, a noi che mettiamo argini all’amore, a noi che crediamo di poter filtrare “i buoni cristiani” e chiamare tutti gli altri “poveri diavoli”, Gesù dice: cambia prospettiva! Non fare l’ipocrita come il sacerdote che, dopo aver celebrato solenni liturgie, scansa il fratello bisognoso passando «dall'altra parte della strada».

Fatti prossimo! E soprattutto riconosci che la compassione è ciò che ci rende davvero autentici agli occhi di Dio.

217 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

"Immacolata"