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Le mie ossa


Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 5,17-19


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

 

Nel nostro corpo c’è un'impalcatura perfetta, lo scheletro, composto da 206 ossa. Solo nella mano ne contiamo 27. Il più piccolo, chiamato “staffa”, è di appena 3 millimetri e sta nell’orecchio. Cosa volete che siano 3 millimetri? Eppure se a quella staffa capita qualcosa, voi perdete l’udito.

Come le ossa, così i precetti di cui oggi parla Gesù: ognuno di essi, anche il più piccolo, “un solo iota”, è assolutamente necessario e non bisogna scartarlo, come dice il Deuteronomio: “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla, ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo” (Dt 4,2). Ecco perché Gesù dice di non essere venuto ad abolire, ma a confermare la Torà di Mosè.


A questi precetti però – ed è ciò che Gesù introduce con un tocco essenziale di novità - bisogna dare “pieno compimento”, rafforzandoli, valorizzandoli, dando un corpo e un cuore alla Legge per riportarla alla sua finalità originaria: l’amore, senza il quale siamo magri, secchi e nudi come uno scheletro.


È l’amore che dà senso all’ordine disciplinato della Legge. Le 206 ossa dello scheletro ci permettono sì di mantenere una buona postura e proteggono gli organi interni più delicati assicurandoci la possibilità di muoverci con equilibrio, ma se non circola il sangue nelle vene, se il cuore non pompa, la vita si spegne e questa perfetta impalcatura si riduce in polvere.


Una cosa però dovremmo fare ed è assolutamente necessaria: smettere di vedere e di annunciare il Vangelo come se fosse solo uno scheletro di comandamenti. Il Vangelo è una persona: Gesù. Che ti ama e, fissandoti negli occhi, ti chiede di seguirlo nell’amore.

Se fai esperienza di questo suo sguardo, se accogli il suo amore e vi corrispondi pienamente, direbbe sant’Agostino, potrai fare ciò che vuoi perché l’amore è “il pieno compimento della Legge” (Rm 13,10).


Speriamo allora di non ridurci a pelle e ossa!

La magrezza, nell’amore, deforma la nostra bellezza originaria, ci deprime, ci isola dalle relazioni e, prima o poi, ci spezza pure le ossa. Se è vero infatti che i precetti sostengono l’amore, è ancora più vero il contrario: è l’amore che ci spinge ad essere irreprensibili nel seguire i comandamenti del Signore.

Insomma, ama e farai quel che è giusto!

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