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  • Comunità dell'Eremo

"La casa sulla roccia"


Ho sempre guardato con stupore questo vecchio rudere, fissato sulla roccia, che dà il benvenuto alle porte della città di Stilo. I secoli non l’hanno abbattuto. Negli anni, senza tetto, s’è fatto calvo, ma ancora annuncia con solennità il Vangelo che oggi ascoltiamo.



Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 7,21.24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

«Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli».

Per noi è una stoccata, abituati come siamo a sciorinare promesse, preghiere e discorsi inamidati che puntualmente s’infrangono contro la roccia granitica della nostra incoerenza. E siamo così abituati a questo strabismo tra il dire e il fare che teniamo sempre a portata di mano un catalogo ben fornito di giustificazioni per tacitare la coscienza: “ce la sto mettendo tutta, ma non sono perfetta/o”, “ciò che conta è l’intenzione”, “non sono ancora un santo” e via dicendo.


Scuse come queste nel mondo ebraico non erano tollerate, tanto che il cattivo uso della lingua e il non aver mantenuto una promessa erano considerati peccati gravissimi. Era così importante la coerenza tra le parole e i fatti che la lingua ebraica usava uno stesso termine – dābār – per indicarli entrambi.

Ed era un modo concreto per ribadire quanto fosse è inammissibile dire parole che non coincidessero con i fatti. Oggi diremmo: non ti capiti di predicare bene e razzolare male.


Le mie parole – dice Gesù – non devono restare lettera morta. Non basta dirle, bisogna farle.

E con una pennellata d’arte finissima traccia per noi il bozzetto di due case, quella del ‘signor Dire’ e quella del ‘signor Fare’. Chiaramente la casa costruita sulla roccia ha i requisiti necessari per rimanere in piedi: le sue fondamenta sono salde. Lì abita colui che fa. E sta al sicuro, non ha nulla da temere. Al contrario, chi ha costruito sulla sabbia è colui che solo dice, dice...e purtroppo, per incoerenza, prima o poi si troverà a crollare e a piangere tra le rovine di un disastro annunciato.


Naturalmente a costruire sulla sabbia si fa in fretta, non costa nulla, non devi metterti in gioco. Dai un’imbiancata di apparenza alla tua vita, decori la facciata perché altri ti vedano bello, ma dentro, nel cuore, stai sprofondando nella tiepidezza. La fede senza le opere – dice l’apostolo Giacomo – è senza valore, è morta.


Per tirar su una casa sulla roccia invece ci vuole tempo, audacia e perseveranza nel bene, soprattutto l’umiltà di ammettere che non puoi bastare a te stesso, che hai bisogno di Dio e degli altri. La roccia non sei tu con la tua presunzione, ma Lui. E con Lui gli altri, prossimi a te come fratelli, che con te fanno casa.


Oggi allora mi chiedo: io come sto costruendo la mia casa? Quali sono le sue fondamenta? Sarà una bifamiliare con il ‘signor Dire’ o avrò come coinquilino il ‘signor Fare’?


Guardate che l’Avvento è un’occasione imperdibile per fare un nuovo progetto, una nuova casa “a norma”, con abitabilità cristiana certificata! E non scoraggiatevi dinanzi al progetto austero di questa edilizia alternativa che poggia salda sul Vangelo. C’è sempre un cartello lungo il perimetro della vostra vita: “Lavori in corso”.

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