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Il nido dorato dell'eterno bambino



Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 8,18-22

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.

Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

 

Quando hai deciso di metterti in cammino accogliendo la sfida di Gesù che ti dice: “Passa all’altra riva”, se non vuoi sciupare strada facendo la gioia della sequela, non avere nidi, non fermarti a seppellire i morti e non voltarti indietro. Già ieri l'evangelista Luca ci aveva resi avvertiti di questa necessità che non ammette né ritardi né rimandi né compromessi.


L’esperienza di questi anni mi ha fatto toccare con mano come anche una splendida vocazione possa incepparsi e impoverirsi perché si è ridotta la sequela a un nido, a una tana di intimismo, nel tepore di una fede “a mio uso e consumo”, che niente e nessuno deve disturbare. È cosa mia, gli altri c’entrano poco. Sto con la testa all'insù pensando al mio Dio e, come l'uccelletto della foto, apro la bocca solo per ricevere, comportandomi da eterno bambino!

Questo nido è come un abito che mi sono cucito su misura rintanandomi nel mio piccolo mondo ordinato con scrupolo secondo le mie esigenze, e non certo per far crescere il regno di Dio, che invece mi chiede continuamente di uscire, di volare, di viaggiare, mettendo i miei piedi sulle orme di Cristo e lasciandomi andare con fiducia al vento dello Spirito.


Dal fare nido al fermarsi per seppellire i morti il passo è breve. Ci si lascia prendere dai sentimenti, gli affetti prevalgono sulle urgenze del regno di Dio, i legami diventano lacci ed ecco il compromesso, l'ambiguità, il gioco al ribasso: Dio non è più al primo posto.


Non fraintendiamo però: sentimenti, affetti e legami non sono palle al piede. Tutt’altro! È lì anzi che io tiro fuori il meglio della mia fede, quando amo. Ma è sulla qualità di questo amore che mi gioco tutto: se mi rende libera/o, è di buona qualità, ma se m’impedisce di passare all'altra riva, purtroppo è solo una trappola mortale.


L'ho detto ieri e ve lo ripeto anche oggi: la sequela di Gesù non è un intimistico sogno di comunione con Dio - un nido dorato! - ma l'umile e gioioso cammino che fai ogni giorno tra la polvere della strada che porta a Gerusalemme, dalla croce alla gloria, lì dove persino il laccio della morte non può più trattenerci dall'essere in Dio nuove creature.

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