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Il bene che non fai


Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 7,7-12


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

 

Nella letteratura talmudica si racconta che un pagano si presentò al rabbino Hillel chiedendo di essere convertito a condizione di imparare in fretta tutta la Torà. Il saggio Hillel gli rispose: “Ciò che a te non piace, non farlo al tuo prossimo. Questa è tutta la Torà, il resto è commento, va’ e studia”.

Non ci è dato di sapere se Gesù conoscesse questa massima di Hillel, peraltro molto nota, ma ancora una volta ci mostra come “ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli” debba essere “simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,51).


La novità introdotta da Gesù è tuttavia evidente: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. Non si tratta dunque solo di non fare al prossimo ciò che non piace sia fatto noi ma, positivamente, di fare agli altri tutto quanto vogliamo che gli altri facciano a noi. E non è cosa da poco.


Naturalmente non fare il male è già una buona cosa, un primo passo, ma non si può rimanere nel limbo delle omissioni, ossia: non faccio ciò che male ma non voglio neanche espormi troppo nel fare del bene. Molto spesso infatti non fare del bene diventa una scorciatoia al male, che inevitabilmente avanza. E avanza perché non trova ostacoli.


Pensate a tutte le volte che facciamo finta di non vedere – il male soprattutto, oltre che il dolore – e lasciamo che tutto rimanga come sta, perennemente ripiegati solo sui nostri bisogni. Pensate a certi “silenzi pesanti”, talora complici, dinanzi all’ingiustizia che dilaga.


Vediamo che c’è un bene da fare, una posizione da prendere, ma di sporcarci le mani e di uscire allo scoperto non se ne parla. Cos’è: vigliaccheria, distrazione, quieto vivere, paura?

Noi magari chiamiamo in causa la prudenza e l’impotenza, ma la verità è che ce ne stiamo con le mani in tasca e rimaniamo in pantofole seduti sul divano. Stiamo lì ‘solo’ a guardare da uno schermo ciò che sta avvenendo nella vita di molti; magari divoriamo giornali e news da internet, ci sdegniamo con veemenza, ma la nostra postura non cambia e la comoda poltrona dove si stravacca il nostro egoismo s’affossa via via sempre più sotto il peso di gravi omissioni. “Lo sdegno non basta, se non avremo fatto del bene”, dice Papa Francesco.


Oh, a proposito, l’omissione il più delle volte oltre a essere una rinuncia a fare del bene e una sorta di latitanza dorata, è peccato, vilmente nascosto nel retrobottega della nostra coscienza!

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