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Gloria e vanagloria


V DOMENICA DI PASQUA - (ANNO C)

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 13,31-33a.34-35


Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

 

Nel Vangelo di oggi per ben cinque volte in appena due versetti Gesù continua a ripetere: “il Figlio dell’uomo è stato glorificato, Dio lo glorificherà”. Se non sapessimo chi è Giuda e cosa stava per compiere, se non conoscessimo l’epilogo della vita di Gesù, crocifisso come un malfattore, potremmo pensare che da un momento all’altro, finalmente, Gesù sta per essere acclamato re da tutto il popolo di Israele. Ci sembra addirittura di poter immaginare ancora una volta il grido festante delle folle che già lo avevano osannato durante il suo ingresso in Gerusalemme: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!” (Gv 12,13). E invece no. La glorificazione di Gesù è ben lontana dai fasti trionfali che gli uomini riservano ai re di questo mondo.

Trono della sua gloria sarà la croce, lì dove l’amore vince sull’odio, e il perdono diventa la scala che unisce il cielo e la terra.


In ebraico gloria, kavod, significa peso, consistenza. Ecco dunque qual è la consistenza di Dio: l’amore.

E questa è la stessa consistenza che Gesù chiede e, al contempo, promette ai discepoli, incoraggiandoli a depurare il cuore dai quei sogni infarciti di trionfalismo che erigono torri di potere cementate dalla vanagloria.


Gloria e vanagloria – ora ci è più chiaro! - fanno a pugni, perché la gloria è amore donato, la vanagloria è amore succhiato per ringalluzzirsi, a caccia spasmodica di riconoscimenti che si riducono a glorie contraffatte, di poco conto. Sembrano oro, ma sono di latta. Tanto banali quanto inutili. Soprattutto ‘senza peso’.


Se dunque coltiviamo, consapevoli o meno, “sogni di gloria” inseguendo applausi e riconoscimenti, qui, guardando a Cristo re di gloria che svuota se stesso e ‘si fa peccato’ per noi, capiamo finalmente di essere fuori strada, impantanati nella ricerca affannosa di gratificazioni effimere che nulla hanno a che vedere con l’amore e lo stile di Dio.


Sarà il caso di chiederci: cos’è che mi sto perdendo? Cos’è che sto barattando per aggiudicarmi una gloria inconsistente, senza peso?

Direi la dignità e la libertà di figlia/o di Dio.

Non è un gran guadagno!


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