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  • Comunità dell'Eremo

La gioia di credere in Lui

Aggiornamento: 21 apr


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 24,35-48


In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.

Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

 

I discepoli di Èmmaus lo avevano riconosciuto nello spezzare il pane e subito erano tornati a Gerusalemme per raccontarlo agli Undici e agli altri. Ma in quel frangente "Gesù in persona stette in mezzo a loro".

Ora, nota l’evangelista Luca, anche i due che con lui avevano conversato, sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma”. Sembra un paradosso. Vero è che avevano riconosciuto Gesù nel momento stesso in cui scompariva dai loro occhi e questa fulmineità non aveva dato loro il tempo necessario per elaborare interiormente l’evento, tuttavia arrivare a sentirsi spaventati e impauriti perché pareva loro di vedere uno spirito, sembra eccessivo, almeno a primo acchito. Ed è così evidente la loro reazione che Gesù si trova costretto a dire: “Sono proprio io! Guardate, toccatemi!”.


La scena si fa ancora più strana ed emblematica perché, dopo aver mostrato loro le mani e i piedi, i discepoli, non più pieni di paura ma stupiti, “per la gioia” non credono ancora. Gesù allora insiste e chiede “qualcosa da mangiare”, per poi spiegare di nuovo che “bisogna che si compiano tutte le cose scritte” su di lui.


Insomma, sembrano confusi, altalenanti, sopraffatti dalla presenza del Risorto e dalla sua corporeità glorificata, che faticano a capire. A ben pensare, come biasimarli! Questa trasformazione di Gesù va ben oltre la nostra capacità di comprendere e di farne esperienza. Per quanto se ne possa ragionare o immaginare, la risurrezione mistero è e mistero resta.


Noi possiamo soltanto vederne l’effetto: la gioia! E talvolta è così grande che non riusciamo ancora a crederci.

Pensate a tutte le volte che diciamo: “troppo bello per essere vero”.


Ecco, oggi il Vangelo ci dice: arrenditi a questa bellezza, lascia che questa verità – la sua risurrezione – ti dia gioia. Semplicemente così.

E se ti viene il dubbio che sia solo una pia illusione confezionata a dovere per non smarrirci quando pensiamo alla morte, ricordati che non sei tu ad a essere “Dio”: non tutto si può capire, non tutto si può afferrare.


La fede è anche una resa gioiosa a ciò che ti sfugge e che ti sembra incredibile.

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