strisciablog.jpg

Per guardare la vita dall'alto

e vedere il mondo con gli occhi di Dio

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

leggi | rifletti | prega | agisci

VUOI RICEVERE IL COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO SU WHATSAPP?

icona-whatsapp-300x300.png
civetta_edited.png
Se vuoi ricevere il post quotidiano della Parola del giorno su WhatsApp, compila questo modulo. Ti inseriremo nella bacheca "La Parola del giorno" da cui potrai scaricare il link.

Il tuo modulo è stato inviato!

Cerca
  • Comunità dell'Eremo

“Decalcificare il cuore”


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 11,37-41

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.

Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

 

È bello vedere che Gesù accetta l’invito a pranzo di un fariseo.

Vuol dire che anch’io posso stare a mensa con lui. Sì, perché arriva un momento nella vita in cui ci si scopre un po’ “farisei” e dopo tante preghiere e moderne abluzioni hai come l’impressione di aver troppo curato “la forma” e poco “la sostanza”.


Ci siamo dati anima e corpo a pulire l’esterno del nostro bicchiere, ciò che si vede e che gli altri possono ammirare, ciò che appare e che sembra contare agli occhi degli uomini. Forse ci siamo addirittura fatti un nome, abbiamo ottenuto larghi consensi, ma a quale prezzo e per arrivare dove?

Anche quando ci siamo concentrati a correggere i nostri difetti, forse, e dico forse, avevamo più a cuore il desiderio di far vedere che eravamo delle luminose lucerne, piuttosto che la premura di esserlo davvero, e per grazia di Dio. E alla fine, quelle lucerne, che il Vangelo vuole come luce per altri, erano solo fari puntati su di noi. E la nostra vita si è ridotta a un teatro di maschere.

Se penso soltanto a quel “reverenda” che precede il mio nome ogni volta che mi si spedisce una lettera!

“Reverenda”, ossia che deve essere riverita. Mi si perdoni se polemizzo, sorridendo e con il dovuto rispetto, con il gergo ecclesiastico. Ma riverita perché? La credenza della mia vita contiene bicchieri e piatti, all’esterno puliti a vedersi, ma come la mettiamo con lo sporco che s’annida all’interno? E quando parlo di sporco non intendo chissà quale male, ma mi riferisco a quel ‘calcare’ che ha incrostato il cuore rendendolo duro, chiuso ai bisogni degli altri, incapace di dare “in elemosina quello che c’è dentro”.


Decalcificare il cuore è dunque ciò che oggi il Signore ci chiede. Facciamolo, anche con un gesto concreto: un’elemosina, ma che non sia solo una banale moneta che fai cadere tra le mani di un povero, mentre con lo sguardo sei già altrove a curare i tuoi affari.

232 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

"La mia pace"