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"Non sapeva che cosa pensare"



Dal Vangelo secondo Luca

Lc 9,7-9

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».

Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

 

Il tetràrca Erode è colui che aveva fatto rinchiudere Giovanni Battista nelle prigioni della fortezza di Macheronte e poi lo aveva fatto uccidere. Il perché è noto: l’irriducibile profeta lo aveva affrontato duramente accusandolo di violare in modo sfrontato la Legge di Mosé: "Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello" (Mc 6,18).


Ucciso il profeta, credeva di essersi liberato definitivamente di lui. Invece no: sente parlare di Gesù e “non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti». Forse solo a sentire quel nome era stato preso da un timore superstizioso. Chissà, forse anche dal rimorso. Fatto sta che “diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?».


Notate l’uso del verbo all’imperfetto - "diceva" - messo a lì a voler sottolineare l’insistenza martellante di questa specie di incubo che continuava a rivivere: prima Giovanni, con la sua denuncia, ora Gesù, a cui il profeta aveva preparato la via. A suoi occhi erano tutti e due della stessa pasta. Pensava di essersi liberato per sempre di un incomodo e invece ora se ne presentava uno più grande.


E “cercava di vederlo”: semplice curiosità, bisogno inconscio di esorcizzare il ricordo del profeta o, più ancora, inquietudine indefinita per una vita unta di peccato? Chi può dirlo! Di certo, quel suo cercare di vedere Gesù non gli cambierà la vita. Come vedremo, finirà miseramente: deposto dalla sua carica e costretto all’esilio fino alla morte. In esilio da quei beni che aveva succhiato avidamente, ma soprattutto in esilio perpetuo da stesso: cosa ben più grave!


Ma noi che abbiamo a che fare con lui? Cosa può dire alla nostra vita?

Forse, se lasciamo che il Vangelo ci scuota, può scoperchiare la pentola delle nostre ambiguità.

Lasciate che insista sui “forse”…

  • Forse anche noi, sentendo parlare di Gesù, come Erode, vorremmo che il Vangelo non ci scomodasse. Vorremmo non sentirci rimproverati. Vorremmo, insomma, sentire solo parole edulcorate.

  • Forse, a dirla tutta, benché battezzati, unti e confermati, non sappiamo ancora che cosa pensare di Lui! Non sappiamo cosa vogliamo veramente. E intanto il tempo passa, e noi ci sprechiamo inutilmente!

  • Forse senza pensarci, con superficialità, scimmiottiamo una fede d’occasione e di maniera, “senza testa né cuore”.

Vero è che anche noi “cerchiamo di vederlo”, ma a quale scopo?

E quanto limpidi sono i nostri occhi, quanto puro il cuore?

  • Forse vediamo solo ciò che vogliamo vedere, di Lui e degli altri, perché tutto ciò che c’inquieta e ci mette in discussione ci dà troppo fastidio.

Credo d’averlo già scritto in passato, ma ripeterlo non farà male: Capiremo un giorno che “Giovanni, l’ho decollato io” decapitando in noi la Verità che ci rende liberi?


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