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Conversione



All’inizio del nostro cammino quaresimale, il segno di Giona ci è posto davanti come annuncio e invito alla conversione. Cosa vogliamo farne? Rifiutarlo, come fece Israele, oppure accoglierlo?


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:

«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.

Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

 

«Per metterlo alla prova, gli chiedevano un segno dal cielo» (Lc 11,16). Lo notifica nei versetti precedenti l’evangelista Luca riferendosi ad alcuni tra la folla che, avendo assistito ad un esorcismo, non avevano creduto nella potenza taumaturgica di Gesù. Anzi, si erano spinti oltre contestandolo aspramente: «È per mezzo di Beelzebul, principe dei demoni, che scaccia i demoni» (Lc 11,15).

Ora questa folla, in parte contestatrice e in parte stupita, si accalca attorno a Lui. La polemica non si spegne. Del resto l’accusa che gli avevano rivolto era stata davvero forte.


È a questo punto – ecco il vangelo di oggi – che Gesù risponde con dure parole di condanna, definendo «questa generazione» una «generazione malvagia».

Naturalmente non dà seguito alla loro richiesta - un segno dal cielo per dimostrare la sua identità! - se non attraverso «il segno di Giona», che non era certo il segno sperato.


Cosa intende dire Gesù attraverso il «segno di Giona»?

Agli abitanti di Ninive il profeta Giona aveva lanciato un durissimo avvertimento: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (Gio 3,4). Sappiamo tutti come andò a finire: i niniviti si pentirono della loro condotta malvagia e proclamarono un digiuno.

Contrariamente a loro, pagani convertiti, – ecco a cosa si riferisce Gesù – Israele sta accogliendo il suo annuncio con scetticismo. La loro incredulità è granitica.


Pensate, aggiunge Gesù, insistendo nel voler suscitare una presa di coscienza: la regina del sud affrontò un viaggio lunghissimo per ascoltare la sapienza di Salomone. E voi, che avete l’opportunità di ascoltare uno «più grande di Salomone», che fate? Ve ne infischiate, fate gli increduli, anzi lo mettete addirittura alla prova e lo accusate di essere un tirapiedi di Satana.


E per noi oggi?

All’inizio del nostro cammino quaresimale il segno di Giona ci è posto davanti come annuncio e invito alla conversione. Cosa vogliamo farne? Rifiutarlo, come fece Israele, oppure accoglierlo?

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