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Fare casa sulla roccia



Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,43-49


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?

Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.

Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

 

Molti “era venuti per ascoltare” Gesù, dice l’evangelista Luca (v.18). E mette a fuoco la loro presenza in tre cerchi di uditori riuniti in un luogo pianeggiante, tutti sullo stesso piano: una moltitudine eterogena di giudei e non giudei, numerosi discepoli e i Dodici. A tutti, nella battuta finale del suo discorso, dice: “Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?”.

Proviamo ad aggiungere un quarto cerchio e mettiamoci dentro anche noi, abituati come siamo a fare buoni propositi, preghiere e discorsi inamidati che puntualmente s’infrangono contro la roccia granitica della nostra incoerenza. Così abituati a smentirci puntualmente – tra il dire e il fare - che teniamo sempre a portata di mano un catalogo ben fornito di giustificazioni per tacitare la coscienza. Prima fra tutte: “ce la metto tutta, ma non sono perfetta/o”.

Le mie parole – dice Gesù – non devono restare lettera morta. Non basta ascoltarle, bisogna metterle in pratica.

E disegna per noi il bozzetto di due case: una costruita sulla roccia e una edificata sulla terra.


Chiaramente la casa costruita sulla roccia ha i requisiti necessari per rimanere in piedi: le sue fondamenta sono salde. Lì abita colui che dice “Signore, Signore” e fa quello che Lui dice. Costui sta al sicuro, non ha nulla da temere.

Al contrario, chi ha costruito sulla terra è colui che dice e non fa. Purtroppo per la sua incoerenza, quando sarà investito dal fiume in piena della prova, crollerà tra le rovine di un disastro annunciato.


Naturalmente a costruire sulla terra si fa in fretta, non costa nulla, non devi metterti in gioco. Dai un’imbiancata alla tua vita, decori la facciata per salvare le apparenze, ma dentro, nel cuore, sei come fiaccato dalla tiepidezza, intorpidito nella pigrizia e scolorito dalla superficialità.

Per tirar su una casa sulla roccia invece bisogna scavare “molto profondo”, ci vuole tempo, audacia e perseveranza nel bene, soprattutto l’umiltà di ammettere che non puoi bastare a te stesso, che hai bisogno di Dio perché la roccia non sei tu con la tua presunzione, ma Cristo con la sua parola che salva.


E non è finita qui.

Oggi, meditando, pensavo soprattutto a chi una casa non ce l’ha, a chi non dice neanche “Signore, Signore” perché alla fede è indifferente e dalla fede è lontano: i senzatetto dello spirito, i giramondo che non mettono radici e frequentano la “zona intermedia” tra il credere e il non credere, i senza fissa dimora che s’adattano a vivacchiare sotto i ponti della loro esistenza senza chiedersi da dove vengono e verso dove vanno.


A costoro forse non dovremmo dire tante parole, ma fare solo un invito: “Favorite”. È quello che dicono i calabresi quando vogliono offrirti qualcosa, farti buona accoglienza e farti sentire ‘di casa’.

La nostra vita, il fare la Parola, l’abitare una casa costruita su Cristo-roccia, dica e offra la bellezza e il sapore della nostra fede. Il resto, lasciamo che lo faccia Dio.

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