strisciablog.jpg

Per guardare la vita dall'alto

e vedere il mondo con gli occhi di Dio

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

leggi | rifletti | prega | agisci

VUOI RICEVERE IL COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO SU WHATSAPP?

icona-whatsapp-300x300.png
civetta_edited.png
Se vuoi ricevere il post quotidiano della Parola del giorno su WhatsApp, compila questo modulo. Ti inseriremo nella bacheca "La Parola del giorno" da cui potrai scaricare il link.

Il tuo modulo è stato inviato!

Cerca
  • Comunità dell'Eremo

Buttati!


Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 21,1-14


In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

 

Sono sette i discepoli che presso il lago di Tiberiade vivono l’esperienza della terza manifestazione del Risorto. Sette è la cifra simbolica dell’universalità e ci raccoglie tutti nel grembo di questa giovane comunità, immagine stessa della Chiesa. Li conosciamo tutti - Pietro, Tommaso, Natanaèle, i figli di Zebedèo – eccetto “altri due discepoli” di cui il Vangelo non notifica il nome, forse per indurci a pensare: tra loro ci sono anche io. Anzi noi, io e te. Tutti.


Il gruppo dei sette “si trovavano insieme”, sottolinea l’evangelista Giovanni. Forse, dopo la vicenda dei discepoli di Emmaus che si erano lasciati alle spalle Gerusalemme credendo fallita ogni speranza, la prima comunità cristiana aveva compreso quanto fosse assolutamente necessario stare insieme e non fuggire, non disperdersi, non arrendersi, nonostante le fatiche, come questa pesca, nella notte in cui “non presero nulla”.


«Veniamo anche noi con te» - dicono unanimemente a Pietro. E questo è davvero bello!

La perseveranza nella notte, quando tutto diventa infruttuoso e le reti restano vuote, è segno che dentro il cuore qualcosa sta maturando nella direzione della fede. Allora anche dire: «Io vado a pescare», come ha fatto Pietro, non è semplicemente un ritorno al passato, al mestiere che aveva abbandonato per seguire Gesù e dunque un rinnegare ancora una volta coi fatti d’essere stato chiamato a diventare “pescatore di uomini”. Tutt’altro! In fondo Pietro vuole tornare lì dove tutto è cominciato, forse per ritrovarsi dopo l’esperienza amara del rinnegamento. Ha sperimentato la fatica di entrare nella logica di Dio e ora vuole ravvivare il desiderio di starvi dentro, nella fede.


Certo, ancora una volta sta puntando solo sulle sue forze: “Io” - dice -” vado a pescare”, ma conosciamo anche la genuinità dei suoi slanci. E, diciamola tutta, in lui c’è tutto l'uomo, con la sua storia, nell’intreccio di natura e di grazia, di fragilità e di grandezza, di terra e di cielo. Non solo: spesso si comincia con il dire “io” e poi, strada facendo, l’orizzonte si distende e t’accorgi che il tuo io ha un assoluto bisogno di Dio.


Gesù premia questa perseveranza nella notte e, vinte le tenebre, sul far del giorno si presenta ai discepoli, mostrandosi vicino alla loro fragilità: Stette sulla riva”, dice il testo, sulla riva che qui è immagine della resa. È la riva dei nostri ritorni, quando molliamo i remi, tiriamo a secco la barca e ci sentiamo a mani vuote perché non abbiamo preso nulla. Ma ancora una volta con Lui tutto cambia.

E se ti fidi, il risultato è una pesca abbondante, miracolosa, che prelude ad un bene più grande: riconoscerlo. Se ti fidi, prima o poi intuisci che Lui «è il Signore!».


E come Pietro, ti butti per raggiungerlo e per farti trovare.


205 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

"La mia pace"