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"Nessuno le strapperà dalla mia mano"


DOMENICA DEL BUON PASTORE


Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 10,27-30


In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

 

In Palestina, ai tempi di Gesù, solitamente il pastore radunava le pecore in una caverna poco profonda che offriva sicurezza per la notte e spesso ostruiva l’apertura con un muricciolo munito di porta, sovrapponendovi dei cespugli spinosi. Se non c’erano grotte, costruiva un muretto di sassi e lui stesso si sdraiava attraverso l’apertura fungendo da porta per le pecore.

Talvolta invece i pastori si occupavano del gregge solo durante il giorno. Con il sopraggiungere della notte, portavano le loro pecore in un grande ovile o in un recinto comunitario, ben protetto contro banditi e lupi. E un guardiano vigilava per tutta la notte. Al mattino poi, quando giungeva il pastore, batteva il palmo delle mani sulla porta ed il guardiano apriva. Chiamate per nome, le pecore riconoscevano la voce del loro pastore, si alzavano e uscivano dietro di lui verso i pascoli. Le pecore degli altri pastori udivano quella voce ma rimanevano dove erano perché non avevano riconosciuto in quella voce il loro pastore.


Insomma tutto ruotava attorno alla voce del pastore. E questo spiega bene il senso delle parole di Gesù: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”.

Notate i due verbi appaiati, simili ai binari di un treno su cui corre spedita la nostra vita cristiana: ascoltare e seguire. D'altronde è chiaro: non c’è ascolto autentico senza impegno e decisa volontà di mettere in pratica le parole ascoltate. Gesù lo aveva già detto senza tanti giri di parole: “Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21).


A questo gregge che ascolta e segue il pastore, Gesù promette solennemente che “non andranno perdute”. Con Lui le pecore sono al sicuro. Se ne fa garante e per loro dà la vita. Questo intendiamo quando, soprattutto nelle avversità, diciamo di essere nelle mani di Dio.


Naturalmente facciamo i conti con chi vuol strapparci dalle sue mani. Le insidie sono tante, dentro e fuori di noi, e chiamarle per nome ci aiuterà a riconoscerle e ad affrontarle. Ma ciò che veramente ci dà la certezza che nessuno potrà strapparci dal gregge è la mano di Cristo, destra potente di Dio che protegge e salva.


Anzi, in questa solenne affermazione di Gesù, ribadita per ben due volte, - “nessuno le strapperà dalla mia mano…nessuno può strapparle dalla mano del Padre” – si apre anche uno spiraglio per chi, pur essendo parte del gregge, si è perso per strada: nessuno, neanche la pecora smarrita gli sarà strappata di mano. Da buon pastore, continuerà a cercarla fino a quando non l’avrà trovata, come aveva preannunciato il profeta Ezechiele: “Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia” (Ez 34,16).

Nessuno ai suoi occhi è così tanto perduto da dover restare fuori dall’ovile, nessuno può essere abbandonato a se stesso! La salvezza – e questa è la buona notizia del Vangelo! – non cammina sulle nostre gambe, ma ci raggiunge mentre stiamo sulle spalle del Buon Pastore.

Gratuità di Dio!




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