strisciablog.jpg

Per guardare la vita dall'alto

e vedere il mondo con gli occhi di Dio

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

leggi | rifletti | prega | agisci

VUOI RICEVERE IL COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO SU WHATSAPP?

icona-whatsapp-300x300.png
civetta_edited.png
Se vuoi ricevere il post quotidiano della Parola del giorno su WhatsApp, compila questo modulo. Ti inseriremo nella bacheca "La Parola del giorno" da cui potrai scaricare il link.

Il tuo modulo è stato inviato!

Cerca
  • Comunità dell'Eremo

Attenti alle bufale

Aggiornamento: 6 giorni fa


Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 13,16-20


[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:

«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.

Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.

In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

 

A volte mi chiedo se le nostre chiese vuote e la superficialità della nostra testimonianza cristiana non dipendano da un macroscopico malinteso: che Cristo ci abbia proposto come meta ultima la vetta del Golgota, capolinea del dolore, dell’umiliazione e della morte. Niente di tutto questo! Sgombriamo perciò il campo da queste visioni nere di disfatta che non fanno onore alla nostra fede.


La meta è un’altra ed è diametralmente opposta al dolore e alla sconfitta. Si chiama la beatitudine, alias felicità vera e duratura, che Dio stesso ha posto nel nostro cuore.


Il Vangelo di oggi, che ci consegna le parole dette da Gesù dopo il gesto profetico della lavanda dei piedi, ci indirizza verso il compimento pieno della beatitudine: “Sapendo queste cose, beati se le mettete in pratica”.


Ma cos’è che dobbiamo sapere in ordine alla felicità a cui tutti aspiriamo?

Innanzi tutto che forse non siamo beati perché abbiamo cercato la felicità nel posto e nel modo sbagliato. E poi perché abbiamo scambiato la felicità con il piacere.


Lasciatemelo dire: la felicità, così come spesso la cerchiamo, è solo un bene di consumo. Cerchiamo il piacere immediato, la soddisfazione a portata di mano, illudendoci sugli effetti a lungo termine di questo mediocre surrogato di ridotta beatitudine.

Fortuna, ricchezza, notorietà, potere: queste sono le cianfrusaglie luccicanti che abbiamo sott’occhio girando tra le bancarelle di un mercato che vende la felicità – ahimè, contraffatta! – a prezzi elevatissimi. Sì, perché per aggiudicarci quelle quattro cianfrusaglie – patacche di pacchiana bigiotteria senza valore – siamo disposti a investire tutta la nostra vita, costi quel che costi.


Vogliamo darci una svegliata?

La mappa autentica che ci conduce alla beatitudine è stata tracciata da Gesù nel cenacolo attraverso l’eucaristia e la lavanda dei piedi. Entrambi ci dicono che l’unico cammino che ha come meta la gioia è il dono di sé.


Che concretamente significa:

  • ‘fatti discepolo’, ascolta Gesù, e cercalo nell’eucaristia per divenire un corpo solo con Lui;

  • ‘fatti mangiare’ anche tu come ha fatto Lui, donando la tua vita;

  • 'fatti servo', metti il grembiule e lava i piedi agli altri, amandoli come Lui ci ha amati (cfr. Gv 13,34).

220 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

"La mia pace"