top of page
strisciablog.jpg

Per guardare la vita dall'alto

e vedere il mondo con gli occhi di Dio

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

leggi | rifletti | prega | agisci

VUOI RICEVERE IL COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO SU WHATSAPP?

icona-whatsapp-300x300.png
civetta_edited.png
Se vuoi ricevere il post quotidiano della Parola del giorno su WhatsApp, compila questo modulo. Ti inseriremo nella bacheca "La Parola del giorno" da cui potrai scaricare il link.

Il tuo modulo è stato inviato!

Cerca
  • Immagine del redattoreComunità dell'Eremo

Beatitudine e pianto



Una domanda prima o poi affiora: ma cos’è che cambia se, fede o non fede, il dolore rimane lì incassato nel cuore?


Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 5,1-12a


In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

Salito sul montagna e messosi a sedere, Gesù “si mise a parlare e insegnava”. È una scena suscita in noi tanta meraviglia, vuoi per la solennità con cui Matteo ha imbastito l’ha imbastita, vuoi per la composizione dell’annuncio, quasi un tam-tam che ripete ritmicamente per nove volte «Beati», ossia «felici».

In effetti ciò che Gesù dirà suscita meraviglia in chi crede in Lui e sconcerto in chi di lui diffida, perché capovolge quell’idea di felicità che, ieri come oggi, identifichiamo con il benessere e la libertà di disporre della nostra vita come vogliamo.

Badate però: questo non è tanto l’annuncio di una scaletta di valori o di virtù proclamate con solenne autorevolezza, quanto piuttosto la condizione nuova che si vive quando si è raggiunti dalla parola e dall’azione di Gesù.


Non potrebbe essere diversamente, anche perché tutte le situazioni che vengono indicate nelle beatitudini sono pervase da una logica di negatività e di morte.


Mi spiego meglio.

Chi sono i poveri? Quelli che non hanno di che vivere/sopravvivere.

Chi sono quelli che piangono? È un’umanità immersa nel dolore e nella morte.

E i miti? Tutti coloro che, in un ambiente segnato dalla violenza e dalla sopraffazione, non si lasciano risucchiare dalla logica della vendetta.

Così quelli che hanno fame e sete di giustizia: vivono in un ambiente in cui giustizia non ce n’è, e dunque ne hanno un estremo bisogno. Lo stesso vale per i perseguitati. E i misericordiosi non sono da meno: se esercitano la misericordia è perché hanno subìto un’offesa, un torto e si sono disposti al perdono.

Anche i puri di cuore stanno dentro una condizione durissima: vivono in una società corrotta, ma custodiscono la loro integrità.


Qual è allora la straordinaria novità che ti rende beato/beata in queste situazioni di sofferenza e di morte? Non è certo il credere che attraverso i nostri sforzi queste situazioni possano cambiare e trasformarsi in motivo di gioia: non siamo così onnipotenti!

Cos’è allora? È credere che il Signore trasformerà il dolore e la morte in occasione di risurrezione.

Sembra un salto nel buio, una beatitudine impossibile, soprattutto quando il dolore picchia duro e tu hai colmato sette fiasche di lacrime, come diceva il Carducci. E impossibile lo sarebbe davvero, se non fosse che Gesù, in cui crediamo e speriamo, ci è passato dentro, e ora risorto vive nella gloria.


Che fare, allora?

Stai ritto/ritta presso il tuo dolore, bevi il calice amaro che Gesù come te ha bevuto e, lasciandoti afferrare da Lui, grida la tua povertà: “Io credo, Signore, tu aumenta la mia fede!” (cfr. Mc 9,24 e Lc 17,6).


Certo, una domanda prima o poi t’affiora: ma cos’è che cambia dunque se, fede o non fede, il dolore rimane lì incassato nel cuore?

Cambia, sì che cambia: la fede ci dice che sì continueremo ad attraversare fredde stagioni di buio e di pianto, quelle che la vita prima o poi ci riserva, ma dentro, nella profondità del cuore, lì dove lo Spirito agisce, poiché è stata innestata per sempre la beatitudine promessa da Gesù, noi saremo beati.

E se, infine, rumineremo tutto questo in preghiera, germoglierà via via la speranza.

E potremo dire con fiducia: sarà come Dio vuole!

251 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

Commentaires


bottom of page