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  • Comunità dell'Eremo

Bambini del regno, non mocciosetti viziati!

Aggiornamento: 26 feb


Dal Vangelo secondo Marco

Mc 10,13-16

In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.

Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».

E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

 

Ora questi discepoli stanno proprio esagerando nel condizionare “l’accesso a Gesù”. Non è infatti la prima volta che si prendono la libertà di rimproverare chi cerca di avvicinarsi a Lui.


Qui alcuni volevano che Gesù toccasse i loro bambini. Non è detto se per guarirli o semplicemente per accarezzarli in segno di benedizione, come vediamo tante volte in Piazza San Pietro quando passa il Papa. Fatto sta che i discepoli si sentono quasi autorizzati anzi in diritto di fare da scudo e da guardia del corpo al loro Maestro, filtrando chi, come e quando poteva avvicinarlo. Il Vangelo non spiega il motivo di questo loro comportamento, ma Gesù mostra palesemente di non apprezzare il loro modo di fare: “Al vedere questo s’indignò”.


Visto che si tratta di bambini, potremmo pensare che i discepoli siano ancora molto condizionati dalla mentalità dell’ambiente giudaico che normalmente trascurava e i disprezzava i bambini poiché erano incapaci di capire e praticare la Legge. Stare appresso a loro era considerato tempo perso: perché fare sprecare energie e tempo a Gesù?


Ma al di là di questa ipotesi, ciò che conta è l’intervento di Gesù perché ancora una volta sovverte le nostre logiche e ci aiuta a comprendere qualcosa di più del regno di Dio. Qui ci dice che il regno appartiene ai bambini.

Non riduciamo però la sua affermazione solo a un dato anagrafico.


Cosa fa un bambino?

Guardatevi attorno: i vostri figli, i vostri nipoti, tutti i bambini, al di là del carattere di ognuno, sono estremamente vivaci, curiosi, toccano tutto, chiedono “il perché delle cose” mille volte al giorno fino a sfinirti. Sembra che niente possa fermarli, forse perché ancora non sanno cosa sia davvero il pericolo, il senso del limite, fino a quando tu non dici ‘basta’ e speri che ti ascoltino. Non sempre lo fanno, oggi poi molto meno di un tempo, ma in questa loro piccolezza che trasborda sanno istintivamente che possono sempre stringersi alle gambe del papà e tra le braccia della mamma con assoluta fiducia. E anche la percezione della loro piccolezza non li deprime, anzi diventa una delle tante piccole sfide di ogni giorno, a partire della voglia matta di prendere uno sgabello, salirci sopra e afferrare i biscotti che mamma ha riposto in alto nella credenza.


Se Gesù dice che a questi bambini – non ai ‘mocciosetti’ viziati! – appartiene il regno di Dio significa che ci vuole proprio così: audaci, liberi, con gli occhi spalancati verso il nuovo che ogni giorno si affaccia; e questa novità che è dono Suo deve vederci entusiasti, tenaci, ma anche capaci di ‘domande’ e a caccia di risposte, in ricerca, mai seduti e disillusi, mai apatici e spenti.

Soprattutto desidera che con fiducia ci sentiamo amati, protetti e dipendenti da Lui. Non per sottostare come schiavi o fare i fantocci, ma semplicemente perché Dio è padre e madre e Lui sta perennemente con le braccia tese. E sono le braccia tese del suo amore crocifisso per la nostra salvezza. Una salvezza che non può essere né sprecata e né trattenuta, come stavano rischiando di fare i discepoli “bodyguards”.


Accogliere dunque il regno di Dio come lo accoglie un bambino non è un atto puerile e sempliciotto. Tutt’altro! E ora sembra più chiaro il perché: bisogna agire “come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio”, come diceva Sant’Ignazio di Loyola.

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