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Ascolto e confidenza



Dal Vangelo secondo Luca

Lc 10,13-16

In quel tempo, Gesù disse:

«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.

E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!

Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».

 

Ai settantadue discepoli, inviati a due a due per annunciare il regno di Dio, Gesù dice: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me”. Non solo dunque ai dodici, agli apostoli e ai suoi successori, ma a tutta la comunità cristiana, chiamata ad essere corpo vivo di Cristo, sua voce, sua presenza, sua azione nel mondo.


Ora, noi sappiamo bene Gesù “è la Parola del Padre e il cristiano è figlio dell’ascolto, chiamato a vivere con la Parola di Dio a portata di mano” (Papa Francesco), ma questo ascolto è davvero fecondo se a nostra volta, con la vita, prima e più che con le parole, diventiamo “parola di Dio”, viva, efficace, autorevole, coerente.


C’è dunque una calda amicizia con Lui da accogliere, custodire e tenere accesa come lampada sul candelabro, sempre pronta a far luce a tutti quelli che sono nella casa (Mt 5,15).

C’è una confidenza, un’intimità da attizzare al fuoco della fiducia in Lui affinché nessuno, guardandoci, abbia un alibi per la sua tiepidezza e si senta in diritto di ridurre la sua relazione con il Signore a un rapporto impersonale, freddo, di facciata.



Chi ascolta voi ascolta me”

  • Le nostre parole, i gesti, la vita, quanto sono “parola di Dio”?

  • Con quale stile percorriamo le strade del mondo per far risuonare l’unica Voce che salva?

  • Quanto curiamo l’acustica della trasparenza, della resa docile a Cristo?

  • Oltre le chiacchiere e le finte discussioni di chi ascolta solo sé stesso, sappiamo pronunciare parole di vita e di speranza spinti dall’urgenza della missione?

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