strisciablog.jpg

Per guardare la vita dall'alto

e vedere il mondo con gli occhi di Dio

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

leggi | rifletti | prega | agisci

VUOI RICEVERE IL COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO SU WHATSAPP?

icona-whatsapp-300x300.png
civetta_edited.png
Se vuoi ricevere il post quotidiano della Parola del giorno su WhatsApp, compila questo modulo. Ti inseriremo nella bacheca "La Parola del giorno" da cui potrai scaricare il link.

Il tuo modulo è stato inviato!

Cerca
  • Comunità dell'Eremo

Usciti di chiesa, poi che facciamo?

Aggiornamento: 1 set


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 4,38-44

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.

Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.

Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».

E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

 

Gesù, uscito dalla sinagoga di Cafarnao, entra nella casa di Simone. Uscito, entra, dice il testo: sembra quasi che faccia un balzo, agile, senza fare deviazioni né concedersi soste. Ora, sinagoga e casa, lì a Cafarnao, saranno state pure poco distanti l’una dall’altra, ma ciò che colpisce, e che l’evangelista Luca vuole mettere sotto i nostri occhi, è l’immediatezza del passaggio, quasi a voler dire che lo spazio sacro della sinagoga, delle nostre chiese, non è circoscritto in un perimetro limitato, chiuso, a sé stante, ma avvolge le case della gente. E lì che la liturgia continua ed è lì che testi la tua fede, al capezzale della suocera di Pietro, a contatto con il dolore e i bisogni dell’umanità più fragile, a casa tua, tra i tuoi, e nelle case dei vicini, soprattutto lì dove c’è qualcuno che è in preda a una grande febbre. “In preda”, alla lettera “prigioniero”, “serrato”, bisognoso di liberazione.


In chiesa noi c’inginocchiamo, ed è quanto di più sensato l’uomo possa fare dinanzi a Dio, ma non basta, anzi rischia di diventare una parodia se poi non usciamo fuori da noi stessi e non ci chiniamo sugli altri con amore e compassione.


Sugli altri, su tutti e su ciascuno. Notate: “Tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui” e Gesù impose le mani su “ciascuno”. Il bene naturalmente si fa a tutti, nessuno escluso, ma guai a ridurre la carità a gesti asettici, mai porgere gli spiccioli che t’avanzano senza metterci il cuore, mai dare o darsi agli altri senza guardarli in profondità, uno per uno, accogliendoli come persona e non come ‘caso’ da risolvere.

Tutti dunque, e ciascuno, perché ognuno si senta amato in modo unico.

185 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

Venite a me