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La fedeltà del cuore


Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 5,27-32


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

 

“Davanti agli uomini – diceva il saggio Ben Sira – c’è la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà” (Sir 15,17).

“C’è la vita e la morte”, il bene e il male. Ogni giorno, per raggiungere i nostri obiettivi, noi scagliamo una freccia in direzione di ciò che scegliamo. E ne siamo responsabili. Niente e nessuno infatti ci costringe a puntare l’occhio sull’obiettivo sbagliato. Anzi, abbiamo una coscienza morale che ci rende capaci di distinguere il bene e il male e di agire di conseguenza, e c’è la grazia, che ci attrae costantemente verso la bellezza della legge di Dio.


Ogni decisione, sana o insana, - dice oggi Gesù - matura nel cuore, che smista i desideri, domina gli istinti e controlla le proprie passioni.


È nel cuore che il “SENTIRE” diventa “ACCONSENTIRE”.

Che vuol dire?

“Sentire”: noi possiamo sentire e provare di tutto perché ci sono emozioni e pensieri che ci piombano dentro senza chiedere permesso. Non dipendono dalla nostra volontà. Sono come folate di vento. È forse un peccato? Assolutamente no.

Se però “acconsentiamo” e trasformiamo in “desiderio” l’emozione che proviamo dando corda ai pensieri che ci attraversano la mente, ecco che ci siamo già compromessi e impantanati nel peccato: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore”.


Per non sbandare dobbiamo essere disposti a fare anche dei tagli dolorosi, amputando, come dice Gesù, persino “l’occhio destro” e “la mano destra”. Che vuol dire evitare sguardi e contatti sbagliati, smettere di stare imbambolati, quasi stregati dal desiderio. E vuol dire anche dire “no” a quelle situazioni che possono sembrare occasioni da non perdere, addirittura relazioni gratificanti, ma che si rivelano pericolose, capaci di fuorviarci. Dire: “non ne posso fare a meno, non riesco a non pensarci, è più forte di me”, credetemi, è un alibi per non procedere all’«amputazione». L’autocontrollo è faticoso, a volte persino doloroso, certo. Ma rovinare una famiglia non lo è di più?


Una nota, a margine. Gesù ha detto pane al pane e vino al vino. Senza giri di parole. La sua estrema chiarezza non deve però diventare un’arma nelle nostre mani per giudicare gli altri ed emarginarli dalla comunità. Solo Dio sa cosa c’è nel cuore dell’uomo. Solo Dio può entrare nel santuario delicatissimo della sua coscienza. Noi dobbiamo restarne fuori, sempre. Con rispetto.

Non dimentichiamo, poi, che dietro ogni fallimento s’annidano situazioni che esigono di essere comprese e raggiunte dalla misericordia. Misericordia che mi coinvolge concretamente e mi fa dire: prendo sulle mie spalle la tua situazione e me ne faccio carico aiutandoti a viverla con dignità.

A noi dunque l’accogliere, l’accompagnare e il sostenere, allargando i nostri orizzonti sulla misura del cuore di Cristo. Con cura, discrezione e solidarietà. Certo, senza intaccare la verità della fede. Ma neanche la carità del Vangelo.

A Dio tutto il resto. E lasciamoglielo fare.

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