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  • Comunità dell'Eremo

“C’è posto per tutti”

Oggi fatico a spezzare con voi il pane della Parola.

Ho appena appreso della morte di p. Vincenzo Sibilio, gesuita, un padre, grande amico di quest’Eremo fatto di carne. Ma lui ci ha insegnato a far correre la Parola, sempre. "Annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno”, diceva con l’Apostolo Paolo.

Proprio oggi non possiamo deluderlo!


XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Prima Lettura


Dal libro dei Numeri

Nm 11,25-29

In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.

Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento.

Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».


Lo Spirito non concede l’esclusiva a nessuno né vuole affidare il suo popolo al solo carisma di un capo. È illuminante questa pagina biblica. Teniamola lì a portata di mano quando siamo tentati di rimanere serrati nei nostri recinti ecclesiali, nel chiuso di gruppi autoreferenziali, pronti a urlare allo scandalo se solo qualcuno, non considerato tra “gli unti del Signore”, si azzarda a “profetizzare” o semplicemente a dire la sua!

L’autoritarismo, anche in famiglia, con i figli, nella coppia, tra amici, è una spavalda arroganza giustificata dai ruoli e mascherata dagli affetti. Lì s’infrangono gli amori e si sfilacciano i sogni.


Pensate, invece: Eldad e Medad non erano fra gli iscritti nella lista degli invitati compilata da Mosé per il raduno presso la tenda del convegno. Loro stavano fuori, oltre la soglia del Divino.

Ma che fa lo Spirito? "Si posò su di loro" perché, nella logica di Dio, nessuno resta fuori veramente e c'è posto per tutti!


“Sei tu geloso per me?” – dice allora Mosè al suo servitore che lo sollecitava a intervenire per impedire a quei due di parlare, contrariato per questa loro invasione di campo.

Ecco: c'è una meschinità d'animo che si chiama gelosia.

La gelosia ti fa vedere l'altro come una minaccia invadente, un ladro d'affetto e di ruolo. Ti mette a soqquadro la vita. Reclami l'esclusiva e il possesso su cose, persone e carismi, e non riesci a capire che stai diventando gretto e piccino.

Poi le cose si complicano perché la gelosia cammina spesso a braccetto con l’invidia. E l’invidia è un veleno micidiale che ti costringe a pensare pressappoco così: ciò che tu hai mi fa sentire inferiore e inadeguato e allora io devo distruggerti, screditarti ed esserti ostile.

Non importa se utilizzi armi leggere o pesanti. In ogni caso, metti in atto una guerra. Perdi il controllo.


Bada bene: se le coltivi, invidia e gelosia diventano un’ossessione e dominano su di te. Prima ti accecano e poi ti scoraggiano. Se invece le lasci alla porta del cuore come ospiti non graditi, sono solo sentimenti umani feriti da cui ogni tanto fuoriesce del pus. E che basta trattare con una terapia fatta di compassione e fermezza.

Compassione, ossia accogliendoti per quello che sei e che provi. Senza farne un dramma.

Fermezza, cioè non dar spago a questi sentimenti. Anzi, stroncarli sul nascere, prima che sia troppo tardi.

Anche la preghiera aiuta perché smuove il cuore e risana, fino a farti dire come Mosè: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”.



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